“Nu milione… o’ anema ro priatorio”: il valore dei soldi e dell’anima nella saggezza (comica) napoletana
3 Settembre 2025C’è una scena, in “Così parlò Bellavista”, che ogni napoletano (e non solo) ricorda con un sorriso. Il film cult di Luciano De Crescenzo, uscito nel 1984, ci ha regalato perle di filosofia spicciola, saggezza popolare e battute rimaste impresse nella memoria collettiva. Tra queste, spicca l’esclamazione del suocero di Bellavista:
“Nu milione… o’ anema ro priatorio!”
Un uomo anziano, apparentemente invalido, che passa le giornate dormendo sulla sedia a rotelle. Immobile, silenzioso, quasi dimenticato. Ma basta udire la parola “milione” – simbolo del denaro, della ricchezza, del desiderio – perché si risvegli all’istante come per miracolo, pronunciando quella frase con tono solenne e superstizioso.
La figlia spiega che da giovane il padre era stato sfortunato nel lavoro. Appare un furbo nullafacente, che aveva trovato il modo di sottrarsi alle responsabilità della vita rifugiandosi nella pigrizia e nel sonno. Un personaggio grottesco ma, in fondo, teneramente umano, che incarna un pezzo di verità sulla società meridionale: la fatica di vivere, l’ingegno per sopravvivere, e il misto di ironia e scaramanzia che avvolge ogni discorso sul denaro.
“Un milione, o’ anema ro priatorio” è, infatti, più di un intercalare comico: è una formula magica. Quel riferimento alle anime del purgatorio è tipico della religiosità popolare: invocare i defunti per ricevere una grazia, magari anche una vincita al lotto. Ma c’è anche il sottotesto amaro di chi ha visto passare le occasioni della vita senza afferrarle, e ha imparato a considerare il denaro quasi come un’apparizione mistica, rara e irraggiungibile.
In quella battuta si fondono i temi della povertà dignitosa, del fatalismo, ma anche del genio teatrale napoletano: la capacità di far ridere dicendo cose profondissime, di alleggerire la realtà senza mai negarla.
Il personaggio del suocero di Bellavista è solo una comparsa nel film, ma con quella frase – ripetuta meccanicamente ma sempre con enfasi – riesce a rappresentare un’intera filosofia di vita. Quella di chi, nella vita, magari non ha fatto nulla… ma sa riconoscere il valore del denaro e quello delle anime, con un occhio chiuso e l’altro ben aperto sul portafoglio altrui.
(Fonte foto: Rete Internet)
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