Finta malattia tra film, teatro e romanzi: il fascino dell’inganno che cambia forma

20 Ottobre 2025 Off Di Rita Terracciano

In molte storie la malattia diventa un travestimento: una finta febbre per ottenere affetto, un’infermità immaginaria per aggirare le regole. Nella commedia cinematografica “La nonna Sabella” del 1957 la vecchina, interpretata da una strepitosamente irriverente Tina Pica (foto, in una scena del film, ndr), costringe il nipote Raffaele a tornare al paese fingendosi morente, per poi risorgere immediatamente e tentare di pilotare il suo matrimonio.

La stessa strategia ma con toni drammatici si ritrova in “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo, dove la protagonista simula l’agonia per strappare al suo amante un matrimonio riparatore e la legittimazione dei suoi tre figli. Già nella metà del Settecento Carlo Goldoni con “La finta ammalata” trasformava la simulazione in mal d’amore: Rosaura si mette a letto per attirare l’attenzione del medico di cui è innamorata, mentre suo padre convoca dottori sempre più improbabili.

La finzione diventa satira ne “Il malato immaginario” di Molière, in cui Argante vive in balia dei medici e viene indotto a fingersi morto per smascherare l’avidità della moglie, e anche la giovane figlia recita la morte per farlo ragionare. Oscar Wilde trasforma invece la bugia in alibi sociale con il verbo “bunburying”: il suo protagonista Algernon inventa un invalido permanente chiamato Bunbury per poter evitare gli impegni mondani. 

Più indietro nel tempo, una novella di Matteo Bandello racconta di una duchessa che, innamorata di un cavaliere spagnolo, si accorda con il medico per simulare una malattia e ottenere dal marito il permesso di partire in pellegrinaggio, trasformando la devozione in un viaggio d’amore.

Queste storie mostrano come, dal teatro classico al cinema, la finta malattia sia un espediente capace di ribaltare ruoli di potere, criticare le convenzioni e dare voce a chi non ne ha, dimostrando che talvolta la menzogna può essere usata per affermare una verità più profonda.
(Fonte foto: Rete Internet)