QUANDO I CLASSICI TORNANO A PARLARE: BOCCACCIO RIVIVE TRA I BANCHI DEL LICEO SCIENTIFICO MONTESSORI
21 Aprile 2026Pubblichiamo il lavoro degli alunni delle classi 3 4 Liceo scientifico guidati dalla Prof. Lucia Iossa.
C’è un momento, nello studio della letteratura, in cui i grandi autori smettono di essere nomi su una pagina e tornano a essere voci vive. È quello che è accaduto nelle ultime settimane nella classe terza del liceo scientifico, dove il Decameron di Giovanni Boccaccio ha smesso di essere soltanto un classico da studiare per trasformarsi in un laboratorio di idee, emozioni e riscritture.
Non è stato un semplice esercizio scolastico. È stato, piuttosto, un confronto diretto con una domanda che attraversa i secoli: cosa hanno ancora da dirci queste storie? La risposta, sorprendentemente, è arrivata proprio dagli studenti.
Dopo aver analizzato alcune novelle, ai ragazzi è stato proposto di riscriverle, trasportandole nel presente o cambiandone prospettiva. Un invito, in fondo, a fare ciò che ogni vero lettore dovrebbe fare: entrare nel testo, metterlo in discussione, farlo proprio.
E i risultati non si sono fatti attendere.
Testo di Giovanna Allocca:
Ho scelto di riscrivere la storia di Lisabetta da Messina immaginandola oggi. La mia protagonista vive in una città moderna, ma affronta un conflitto antico: un amore ostacolato dalla famiglia. Quando il ragazzo scompare, invece di chiudersi nel dolore, decide di reagire. Racconta tutto, espone la verità, si ribella al silenzio. Ho voluto cambiare il finale implicito della storia originale: non più una vittima consumata dal dolore, ma una ragazza che trasforma la sofferenza in forza. Per me, questa è la vera attualità di Boccaccio.
Testo di Martina Granato:
Mi sono ispirata ad Andreuccio da Perugia, ma ho spostato la vicenda nel mondo digitale. Il protagonista viene ingannato online e si ritrova coinvolto in una serie di situazioni rischiose. Tuttavia, proprio come accade nella novella, è l’ingegno a salvarlo. Mi ha colpito quanto questo tema sia ancora attuale: cambiano i mezzi, ma non i meccanismi. L’errore, il rischio, la capacità di reagire: tutto questo appartiene ancora al nostro presente.
Due voci, due interpretazioni, un unico filo conduttore: la capacità dei classici di reinventarsi senza perdere la propria identità. Perché il punto è proprio questo: il Decameron non è un testo fermo nel tempo. È un’opera che continua a muoversi, a cambiare forma, a interrogare chi legge. E quando arriva tra i banchi di scuola, può diventare qualcosa di più di un programma da svolgere: può trasformarsi in esperienza.
In un’epoca in cui tutto scorre veloce, fermarsi su una novella del Trecento potrebbe sembrare un esercizio distante dalla realtà. E invece accade il contrario. Tra amori ostacolati, inganni e colpi di fortuna, gli studenti riconoscono dinamiche ancora vive, ancora attuali, ancora loro.
È qui che la scuola fa la differenza. Non quando trasmette nozioni, ma quando accende connessioni. Quando permette agli studenti di scoprire che dietro ogni testo c’è una possibilità di interpretazione, e dentro ogni storia c’è uno spazio per la propria voce.
Così, tra le pagine di Boccaccio e le parole degli studenti, si crea un ponte: sottile, ma resistente. Un ponte tra passato e presente, tra tradizione e cambiamento. E forse è proprio questo il senso più autentico dello studio dei classici: non conservarli, ma farli vivere. Ancora. Sempre. Diversamente.






