Michael Jackson, l’eterno Peter Pan della musica

20 Maggio 2026 Off Di Rita Terracciano


“Prof, ma allora era davvero così bravo?”. La domanda è arrivata durante una conversazione nata quasi spontaneamente in classe, dopo l’uscita del film dedicato a Michael Jackson. Per curiosità ho chiesto ai miei alunni chi lo avesse visto e, soprattutto, quanti lo conoscessero già prima della pellicola. Quasi tutti hanno alzato la mano. 

E il dato più sorprendente è forse questo: quei ragazzi sono nati circa cinque anni dopo la morte del famoso 

performer. Non hanno vissuto i suoi concerti, non hanno aspettato l’uscita dei suoi album, non hanno visto in diretta le immagini che hanno segnato la cultura pop mondiale. Eppure conoscono il suo nome, le sue canzoni, il suo stile. In un’epoca in cui la musica cambia velocemente e gli artisti sembrano consumarsi nel giro di pochi mesi, Michael Jackson continua invece a vivere nell’immaginario dei più giovani.

La discussione si è spostata quasi subito sugli aspetti più controversi della sua vita. I ragazzi hanno fatto domande dirette: le accuse di pedofilia, gli interventi chirurgici, il cambiamento del colore della pelle, la sua fragilità emotiva. Domande difficili, che dimostrano però quanto i giovani siano curiosi e desiderosi di comprendere davvero chi si nasconde dietro il mito. Parlare di M J significa inevitabilmente attraversare anche le sue ombre: un’infanzia segnata da un padre autoritario e violento, la pressione enorme del successo fin da piccolissimo, una sensibilità che lui stesso non nascose mai nelle interviste.

Stiamo parlando di un bambino prodigio, salito sul palco quando molti bambini della sua età giocavano ancora nei cortili. La sua voce, il senso del ritmo, la presenza scenica e la capacità di dominare il palco apparivano già eccezionali nei tempi dei Jackson 5. Quel talento immenso, però, è cresciuto insieme a profonde fragilità personali. Michael parlava spesso del dolore vissuto durante la crescita e della difficoltà di sentirsi davvero libero. In una sua riflessione disse che il mondo è “governato da bambini feriti che sono diventati adulti”, frase che oggi appare quasi come una chiave di lettura della sua stessa esistenza.

Ma oltre le polemiche e le contraddizioni resta l’artista. Ed è qui che accade qualcosa di straordinario. Quando in classe ho pronunciato la parola “moonwalk”, il celebre passo di danza che crea l’illusione di camminare in avanti mentre in realtà si scivola all’indietro, un ragazzo ha avuto una reazione quasi incontrollabile: ha tremato dall’entusiasmo. Non stava guardando un video, non c’era una musica in sottofondo. Bastava quel nome per evocare meraviglia. È in momenti come questo che si comprende la differenza tra una semplice celebrità e un artista immortale.

Oggi la musica segue logiche molto diverse rispetto agli anni Ottanta e Novanta. La tecnologia corregge le voci, spesso domina l’autotune e la dimensione digitale prevale su quella musicale. Michael Jackson apparteneva invece a un’altra idea di performance: totale, fisica, artistica. La sua musica univa pop, rock, funky, soul e perfino influenze classiche. Ascoltava molta musica classica e possedeva una straordinaria conoscenza del ritmo e delle armonie. 

Utilizzava la voce come uno strumento vero e proprio: respiri, sospiri, suoni gutturali ed esclamazioni diventavano parte integrante della composizione musicale. Suonava, inoltre, pianoforte, chitarra, basso, tastiere e percussioni ma soprattutto possedeva qualcosa che oggi appare sempre più raro: un’identità artistica immediatamente riconoscibile.
Forse è proprio questo che colpisce ancora i ragazzi di oggi. 

Michael Jackson non rappresenta soltanto un cantante del passato, ma un simbolo capace di attraversare le generazioni. In un tempo in cui tutto sembra veloce e sostituibile, lui continua a suscitare emozioni autentiche anche in adolescenti nati dopo la sua scomparsa. E vedere gli occhi di un ragazzo illuminarsi semplicemente ascoltando la parola “moonwalk” significa capire che certe stelle non appartengono a un’epoca: appartengono al tempo intero.(Fonte foto: Rete Internet)