I girasoli e l’abbraccio: quando la politica sa ancora essere gentile
9 Giugno 2026C’è una politica che urla, divide e alimenta lo scontro permanente. E poi ce n’è un’altra, più silenziosa, che raramente conquista le prime pagine ma che, forse proprio per questo, merita di essere raccontata.
Negli ultimi giorni, due immagini hanno attraversato i social network e le chat private, suscitando sorpresa e ammirazione. A Castrovillari, Ernesto Bello, sconfitto al ballottaggio, ha raggiunto la neoeletta sindaca Anna De Gaio portandole in dono un mazzo di girasoli. A Pompei, invece, Salvatore Alfano si è recato al comitato del vincitore, Giuseppe Tortora, per stringergli la mano e augurargli buon lavoro. Ad accoglierlo, un lungo applauso. Tortora, impegnato in alcune interviste, ha interrotto tutto non appena ha visto arrivare il suo avversario politico. I due si sono abbracciati.
Gesti semplici.
Eppure straordinari. In un tempo in cui il confronto politico sembra spesso trasformarsi in uno scontro personale, questi episodi ricordano che la democrazia non coincide con la distruzione dell’avversario. Al contrario, si nutre di rispetto reciproco, riconoscimento del risultato elettorale e consapevolezza che, terminata la campagna, resta una comunità da servire.
La competizione è il sale della democrazia. Le idee possono e devono confrontarsi con fermezza. Ma il rispetto delle istituzioni e delle persone dovrebbe rappresentare il punto di partenza e di arrivo di ogni percorso politico.
Accettare una sconfitta con dignità non significa rinunciare alle proprie convinzioni; significa riconoscere la volontà espressa dai cittadini e scegliere di continuare a contribuire al bene comune da una posizione diversa.
Per questo i girasoli di Castrovillari e l’abbraccio di Pompei assumono un valore che supera i confini delle rispettive città. Diventano simboli di una politica capace di educare, di offrire esempi positivi soprattutto alle giovani generazioni, spesso abituate a vedere nella contrapposizione permanente l’unica forma possibile del dibattito pubblico.
Forse è proprio questo il messaggio più importante da consegnare ai ragazzi: si può essere in disaccordo senza insultarsi, si può perdere senza umiliare e vincere senza deridere. Vale nella politica, ma anche nella vita di tutti i giorni: a scuola, nello sport, nelle amicizie. In un Paese che troppo spesso sembra aver smarrito il linguaggio della gentilezza, quei fiori e quell’abbraccio rappresentano molto più di un atto di cortesia. Sono una lezione di educazione civica vissuta, un invito a costruire relazioni fondate sul rispetto e sul dialogo.
Perché la vera vittoria non è avere l’ultima parola, ma saper riconoscere nell’altro una persona da ascoltare, anche quando la pensa diversamente da noi.
(Fonte foto: Rete Internet)







