Essere Giusti: la memoria di Perlasca e Bartali attraverso un’intervista immaginaria

27 Gennaio 2026 Off Di Redazione

In occasione della Giornata della Memoria, la classe I A del Liceo Scientifico, coordinata dalla Prof. Rosaria Cozzolino, ha svolto un percorso di riflessione e approfondimento dedicato alle figure dei Giusti tra le Nazioni, uomini e donne che, durante la Shoah, hanno scelto il coraggio e l’umanità rischiando la propria vita per salvare quella degli altri.

L’attenzione degli studenti si è concentrata in particolare su Giorgio Perlasca e Gino Bartali, due italiani che, in modi diversi ma ugualmente straordinari, si sono opposti all’orrore delle persecuzioni nazifasciste. Attraverso lo studio delle loro vicende, la classe ha cercato di comprendere il valore delle scelte individuali e della responsabilità morale anche nei momenti più bui della storia.

Come attività conclusiva, gli studenti hanno realizzato un’intervista immaginaria, dando voce a Perlasca e Bartali come se fossero ancora in vita, trasformando la ricerca storica in un dialogo vivo e coinvolgente. Il lavoro è stato svolto con la guida della professoressa di Geostoria Rosaria Cozzolino e della professoressa di Italiano Marzia Maione, unendo conoscenza storica e competenze espressive in un’esperienza di forte valore educativo e umano.

Ecco due dei lavori svolti dagli alunni della I A Liceo Scientifico.

Intervista a Giorgio Perlasca. Di Pasqualina Santaniello- IA Liceo Scientifico.

Buongiorno. Siamo qui con un eroe straordinario della storia: Giorgio Perlasca. Avremmo alcune domande da porle. Innanzitutto, ci racconti un po’ di lei.
Che dirvi… sono nato il 31 gennaio del 1910 a Como. Negli anni Venti ero un fervente sostenitore del Fascismo ma poi tutto è cambiato.

Perché tutto è cambiato?
Perché non ero favorevole alle tante discriminazioni razziste, soprattutto contro gli ebrei.

Vorrei chiederle cosa le ha fatto cambiare idea e perché sul Fascismo?
Fino agli anni Venti ho aderito al Fascismo, ma poi con il tempo ho sentito il bisogno di aiutare più persone possibili e se potessi tornare indietro rifarei esattamente quanto ho fatto.

Lei avrebbe mai immaginato tutto questo?
No, non me lo sarei mai aspettato. Ma ho capito che con la buona volontà tutto è possibile.

Come ha fatto a salvare tanti ebrei?
Partì per l’Ungheria e mi finsi console spagnolo. In questo modo impedì la deportazione di oltre 5000 ebrei.

Ha mai temuto di essere scoperto e ucciso?
Si, avevo molta paura. Ma il mio cuore e il mio desiderio di fare del bene hanno vinto sulla paura. Pensavo soltanto a raggiungere il mio obiettivo anche a costo della mia stessa vita. Questo significa essere GIUSTO.

Perché all’inizio non ha raccontato nulla di ciò che ha fatto?
Perché non mi sentivo pronto. Ma poi ho capito che la mia storia poteva essere d’esempio per tutti, affinché potessero comprendere l’importanza della vita umana e del bene.

Intervista a Gino Bartali. Di Justin Nicolaescu- IA Liceo Scientifico.

Buongiorno. Siamo qui con il famoso ciclista professionista Gino Bartali. Vorremmo farle delle domande. Ci può raccontare un po’ di lei?
Certo! Sono nato nel 1912 in un piccolo centro in Toscana e ho vissuto il periodo più buio della storia dell’umanità: la Seconda Guerra Mondiale.

Cosa faceva nella vita?
Sono stato ciclista professionista per circa due decenni tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento. Ho vinto tre volte il Giro d’Italia e due volte il Tour De France.

Quante persone è riuscito a salvare con il suo coraggio?
Tra il 1943 e il 1944 come partigiano ho salvato circa 800 ebrei. E ne avrei salvati molti di più se ci fossi riuscito.

In che modo li ha salvati?
Svolgevo il ruolo di corriere, trasportando e nascondendo documenti falsi nel tubo della mia bicicletta. Ero consapevole di rischiare la vita. Ma il desiderio di aiutare era più forte di ogni mia paura o preoccupazione. Come dico sempre “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.

Qual è stato il riconoscimento ottenuto per il suo impegno?
Israele ha riconosciuto il mio impegno, programmando annualmente una cerimonia al quale partecipa, con partenza da Gerusalemme, un gruppo di ciclisti professionisti. Inoltre, la Israel Cycling Academy, in collaborazione con Pagine Ebraiche, ha già affrontato sui pedali il tratto di strada tra Firenze e Assisi su cui più volte ho transitato a partire dall’autunno 1943, in cui trasportavo i documenti falsi.