Un presepe che parla a tutti: dove tradizione e letteratura si incontrano
8 Dicembre 2025Visitare la mostra “Giuseppe Ercolano e i Maestri del Presepe”, ospite a Villa Fiorentino di Sorrento fino al prossimo 18 gennaio 2026, significa scoprire molto più di un’esposizione dedicata alla tradizione natalizia. Significa entrare in un mondo dove le arti si incontrano, dialogano e si trasformano, regalando al pubblico un’esperienza sorprendente. Il presepe, quest’anno, non si limita solo a raccontare la Natività secondo la scuola napoletana del Settecento: diventa un vero e proprio luogo narrativo, uno spazio scenico in cui la storia sacra si intreccia con i personaggi della nostra letteratura.
Passeggiando tra le scene modellate dal maestro Ercolano, non si incontrano soltanto pastori, mercanti, viandanti e Re Magi. Accanto a loro compaiono figure che sembrano uscite direttamente dalle pagine dei romanzi. E così, davanti a tutti, appare Pinocchio inginocchiato davanti alla Natività, con il suo cappellino in mano e lo sguardo colmo di stupore rivolto a Gesù Bambino. Poco più distante, quasi a sorpresa, si riconoscono il Gatto e la Volpe, mentre dall’altro lato avanza la carovana di Mangiafuoco. Non mancano all’appello i Carabinieri e Lucignolo ormai asinello. Una fiaba dentro la fiaba, inserita con sapienza nella cornice sacra del presepe.
Questa presenza non è casuale. La figura di Pinocchio, infatti, si lega sorprendentemente bene al messaggio del Natale.
La sua è la storia di un essere inanimato che prende vita, attraversando errori, paure, tentazioni e cadute. È un racconto di “morti” simboliche e di rinascite continue, fino alla trasformazione finale: quando il burattino ritorna a casa, viene accolto, curato, perdonato, e diventa finalmente un bambino vero.
Non è una storia mistica, ma è profondamente intrisa di fede nel cambiamento, nel potere dell’amore, nella possibilità di una vita nuova. Per questo Pinocchio si sposa perfettamente con il presepe: perché racconta, in forma laica, la stessa promessa di rinascita, di luce che torna anche quando tutto sembra perduto.
Ma la magia della mostra non finisce qui. In un altro grande allestimento compaiono anche Renzo e Lucia, i protagonisti de I promessi sposi. Sono colti nei loro abiti lombardi come se fossero entrati, con passo leggero, in un borgo napoletano del Seicento. Poco distante si scorgono i bravi, minacciosi come nel romanzo, e l’inevitabile Don Abbondio, esitante e preoccupato, fedele alla sua natura letteraria.
La loro presenza permette un’altra riflessione preziosa. I Promessi Sposi sono il romanzo della speranza che resiste, anche quando le ingiustizie sembrano vincere. Renzo è l’uomo in cammino che sbaglia ma cresce; Lucia è la fiducia che non si spezza; Don Abbondio rappresenta le paure di tutti noi; i bravi ricordano le difficoltà e le oppressioni che ancora oggi esistono.
Eppure, in tutta la storia, un filo luminoso guida i personaggi verso il bene. Come nel presepe, il loro percorso è un viaggio verso una promessa di pace, giustizia e amore. Ecco allora che Pinocchio racconta la rinascita, mentre i Promessi Sposi raccontano la speranza. Due linguaggi diversi che, dentro il presepe, trovano una casa comune.
Accanto alle scene del presepe, il maestro Ercolano dedica spazio anche a due figure sorprendenti della nostra cultura: Alessandro Manzoni ed Eduardo De Filippo. Non sono inseriti nella Natività, ma vengono trattati come pastori d’eccezione, scolpiti con la stessa cura e dignità delle figure tradizionali.
Manzoni appare al suo scrittoio, assorto nella scrittura, come un artigiano della parola che diventa, per un attimo, parte del mondo pastorale. Eduardo, invece, appare nei panni inconfondibili di Luca Cupiello, con il volto segnato dalla tenerezza ironica del personaggio: sembra quasi di sentir riecheggiare la domanda «Te piace ‘o presepe?».
Queste due figure diventano così un ponte ideale tra la tradizione del presepe e la nostra identità culturale: un modo per ricordare che il Natale, nelle mani degli artisti, può accogliere tutte le storie che parlano di umanità.
Le opere del maestro Ercolano, in terracotta e legno, ricostruiscono ambienti ricchissimi di dettagli: i volti segnati dei contadini, le stoffe pregiate dei Magi, gli animali, gli strumenti di lavoro, i paesaggi che si aprono sullo sfondo. In mezzo a tutto questo, letteratura e storia entrano in scena come “ospiti speciali” di un teatro che ogni giorno si rinnova.
Le foto scattate durante la mostra lo dimostrano: i personaggi sembrano vivi, colti in un gesto, in uno sguardo, in un frammento di racconto. Ed è proprio questo ciò che rende unico il presepe: la capacità di unire arti diverse per narrare emozioni comuni. La scultura diventa narrazione, la luce diventa pittura, la letteratura diventa presenza.
In un mondo che spesso divide e separa, il presepe ci mostra invece la forza dell’incontro: tra epoche diverse, tra forme espressive differenti, tra tradizione e contemporaneità. E ci ricorda che l’arte, quando dialoga, sa parlare a tutti: ai bambini, agli adulti, agli appassionati e a chi, magari, scopre per la prima volta un modo nuovo di leggere il Natale.
Visitare questa mostra significa dunque molto più che ammirare un presepe: significa entrare in una storia che si apre, si allarga e si trasforma, proprio come fa la buona letteratura.
Un messaggio prezioso per noi e per i nostri studenti: l’arte non è mai un mondo chiuso, ma un ponte che collega mondi diversi e ci invita a guardare più lontano.









