Quelli che non entrano mai in scena: l’arte di farsi ricordare senza farsi vedere
1 Settembre 2026Una voce squarcia il silenzio.
— HOOOWARD! IL CAFFÈ È PRONTOOO!
Da un balcone che nessuno riesce a vedere arriva una voce pacata:
— Signora Wolowitz, il caffè va gustato con calma. Guardi, io lo dico sempre al mio amico Pasquale…
Un interfono gracchia all’improvviso.
— Ermanno! Giuditta! E a me nessuno pensa?
Il professor Santanna sospira.
— Signora Assunta, per carità. Non cominciamo. Piuttosto, non ci dimentichiamo della signora Varcatella.
Silenzio.
— E dov’è? — urla la signora Wolowitz.
— Non si vede.
— AH, BE’, ALLORA È UNA DI NOI!
Qualcuno, in fondo, domanda:
— E Godot?
— Ha detto che viene domani.
Sipario.
Potrebbero incontrarsi solo così, in una scena impossibile riservata a quei personaggi che hanno compiuto un piccolo miracolo narrativo: entrare nella memoria del pubblico senza entrare davvero in scena.
La signora Varcatella di “Ci sta un francese, un inglese e un napoletano” fortunatissima opera teatrale e poi film di e con Eduardo Tartaglia, appartiene a questa categoria. Non la vediamo, non ha un volto, non c’è un’attrice da ricordare: viene semplicemente nominata. Eppure esiste. Basta il nome, con quella sua musicalità quasi già comica, perché lo spettatore finisca per costruirsela da solo.
Il teatro conosce da sempre questo espediente. Lo spettatore non riceve un’immagine pronta: deve completarla. E forse proprio qui comincia il divertimento. Eduardo De Filippo, in “Questi fantasmi!”, ne fa uno dei suoi giochi più raffinati con il professor Santanna, il vicino al quale Pasquale Lojacono parla dal balcone. Il professore non compare mai, eppure Pasquale gli si rivolge, ne interpreta le reazioni, gli spiega perfino il rito del caffè. È presente proprio attraverso l’assenza: noi non vediamo lui, ma vediamo l’effetto che produce sull’altro personaggio.
Vincenzo Salemme gioca in modo simile in “Premiata Pasticceria Bellavista” con Assunta, madre di Ermanno e Giuditta. Non entra fisicamente in scena, ma la sua voce arriva attraverso l’interfono e basta a occupare tutto lo spazio. È una madre invisibile e invadente, capace di dominare i figli pur restando dietro le quinte.
La televisione americana ha trasformato questo espediente in un tormentone con Debbie Wolowitz di “The Big Bang Theory”. Per anni la madre di Howard è soprattutto una voce fuori campo: urla, chiama, rimprovera. La serie ce la lascia intravedere solo per pochissimi istanti, senza mostrarne mai davvero il volto. Ed è proprio questo a renderla memorabile: il pubblico impara a conoscerla senza averla quasi mai vista.
L’assenza chiama in causa lo spettatore, costringendolo a immaginare ciò che non vede. In “Romeo e Giulietta”, Rosalina occupa i pensieri di Romeo prima dell’incontro con Giulietta, ma non appare mai sulla scena. In “Don Chisciotte”, Dulcinea del Toboso vive soprattutto nell’immaginazione del protagonista, che la trasforma nella dama perfetta alla quale dedicare ogni impresa.
Poi c’è Godot. Tutta un’opera costruita sull’attesa di qualcuno che non arriverà mai. Vladimiro ed Estragone parlano di lui, aspettano lui, organizzano il proprio tempo in funzione del suo arrivo. Il Godot di Benckett non compare, ma è il motore di tutto. L’assenza, in questo caso, non è più soltanto una trovata narrativa: diventa il senso stesso dell’opera.
La cosa più interessante è che questi personaggi non svolgono tutti la stessa funzione. Alcuni fanno ridere, altri inquietano, altri ancora diventano simboli. Ma hanno qualcosa in comune: affidano una parte della loro esistenza a chi guarda, ascolta o legge. È il pubblico a dare loro un volto, un’espressione, perfino un modo di stare al mondo. Forse è per questo che l’espediente continua a funzionare dopo secoli di teatro, letteratura, cinema e televisione. Mostrare significa scegliere; non mostrare, invece, lascia aperte infinite possibilità.
Godot può continuare a non arrivare, il professor Santanna a restare sul suo balcone, Debbie Wolowitz a urlare dalla stanza accanto.
E la signora Varcatella? Lei può tranquillamente continuare a non farsi vedere. Ormai, in qualche modo, l’abbiamo conosciuta tutti.

(Immagine allegata creata con l’ausilio dell’IA)





