Viaggiare per arrivare o per scoprire? Montale e il significato del viaggio nella società contemporanea
22 Ottobre 2026Gli studenti della 5A del Liceo Scientifico riflettono sul valore del viaggio tra velocità, scoperta e crescita personale, in preparazione all’Esame di Maturità 2026/2027.
In un mondo in cui è possibile raggiungere mete lontanissime in poche ore, il viaggio sembra aver perso una parte del suo significato più autentico. Aeroporti affollati, treni ad alta velocità e itinerari organizzati in ogni dettaglio raccontano una società che ha fatto della rapidità uno dei suoi valori fondamentali. Ma arrivare velocemente a destinazione significa davvero aver viaggiato? È da questa domanda che prende avvio la riflessione di Eugenio Montale, che nel brano tratto da Auto da fé denuncia la trasformazione del viaggio da esperienza di vita a semplice trasferimento di corpi da un luogo all’altro.
Le parole di Montale, pur risalendo a un contesto storico diverso da quello attuale, appaiono sorprendentemente moderne. Il poeta descrive con tono critico un viaggio dominato dall’efficienza, nel quale l’essere umano diventa quasi una “merce umana”, trasportata rapidamente verso una destinazione e pronta ad abbandonarla altrettanto in fretta. Ciò che conta non è più il percorso, ma il tempo necessario per completarlo. Oggi questa concezione sembra trovare piena conferma nella quotidianità. Le tecnologie dei trasporti hanno ridotto le distanze geografiche, mentre i social network hanno contribuito a trasformare molte destinazioni in luoghi da visitare, fotografare e condividere. Spesso si viaggia per accumulare esperienze da mostrare agli altri, per seguire una tendenza o per poter affermare di essere stati in un determinato posto. Il rischio è che il viaggio diventi una lista di tappe da spuntare, anziché un’occasione per conoscere il mondo e, soprattutto, sé stessi.
Eppure, sarebbe riduttivo considerare ogni forma di viaggio contemporaneo superficiale. La velocità non è necessariamente nemica della scoperta, così come il turismo non esclude automaticamente la riflessione. La questione centrale è piuttosto il rapporto che instauriamo con il tempo, con i luoghi e con le persone che incontriamo. Possiamo attraversare un continente senza conoscerlo davvero oppure scoprire qualcosa di profondo anche durante un breve spostamento. Il viaggio autentico, dunque, non dipende soltanto dalla distanza percorsa, ma dalla disponibilità a lasciarsi sorprendere e trasformare.
Le voci degli studenti: il viaggio tra esperienza e scoperta
La riflessione proposta da Montale è stata approfondita anche dagli studenti della 5A del Liceo Scientifico, impegnati in una prova di italiano in preparazione all’Esame di Maturità 2026/2027. Tra i contributi elaborati, quelli di Alessandro Gallo e Carmine Elia Langella offrono due prospettive sul significato del viaggio nella società contemporanea, mettendo in relazione cultura, musica e vita quotidiana.
Alessandro Gallo:
Non conta soltanto arrivare, ma ciò che diventiamo lungo il percorso.
A mio parere, Montale coglie un aspetto fondamentale della società moderna: siamo talmente abituati alla velocità da rischiare di perdere il significato delle esperienze che viviamo. Oggi possiamo raggiungere una città in poche ore, organizzare un viaggio attraverso il telefono e conoscere in anticipo ogni dettaglio della destinazione. Tuttavia, conoscere un luogo attraverso uno schermo non significa viverlo davvero. Il viaggio dovrebbe essere soprattutto un’occasione per uscire dalla propria quotidianità, incontrare persone diverse e scoprire modi di pensare lontani dai nostri. Questa idea mi fa pensare al viaggio di Ulisse nell’Odissea. Il suo obiettivo è tornare a Itaca, ma il percorso che affronta è molto più di un semplice spostamento: ogni incontro e ogni difficoltà contribuiscono a trasformarlo. Anche nella vita di tutti i giorni accade qualcosa di simile. Non sono soltanto le mete raggiunte a lasciare un ricordo, ma le persone incontrate, gli imprevisti e le emozioni provate. Persino un viaggio breve può insegnarci qualcosa, se siamo disposti a osservare ciò che ci circonda.
Credo che il problema della società contemporanea non sia la possibilità di viaggiare velocemente, ma la tendenza a vivere ogni esperienza con la stessa fretta con cui affrontiamo gli impegni quotidiani. A volte sembra che un viaggio debba essere dimostrato attraverso fotografie e pubblicazioni sui social, come se il ricordo avesse valore soltanto quando può essere mostrato agli altri. Eppure, le esperienze più importanti sono spesso quelle che rimangono dentro di noi, senza bisogno di essere raccontate a tutti. Per questo penso che viaggiare significhi soprattutto imparare a guardare il mondo con occhi nuovi, tornando a casa con qualcosa in più rispetto a quando si è partiti.
Carmine Elia Langella:
Il viaggio è libertà, ma anche consapevolezza.
Quando penso al viaggio, non penso soltanto a un aereo, a una stazione o a una destinazione lontana. Penso alla possibilità di cambiare prospettiva, di allontanarmi per un momento dalle mie abitudini e di osservare la realtà da un punto di vista diverso. Per questo condivido solo in parte la riflessione di Montale: è vero che oggi il viaggio viene spesso ridotto a un trasferimento rapido, ma credo che continui a esistere anche come esperienza di crescita personale. Tutto dipende dal modo in cui scegliamo di viverlo.
La musica, per esempio, riesce a esprimere bene il desiderio di partire e di cercare qualcosa che ancora non conosciamo. In molte canzoni il viaggio diventa una metafora della libertà, della ricerca di sé e della voglia di superare i propri limiti. Anche nella vita reale partire può significare prendere le distanze dai problemi quotidiani, ma soprattutto imparare a guardarli diversamente. Quando ci troviamo in un ambiente nuovo, siamo costretti a confrontarci con abitudini, culture e situazioni che non conosciamo, e questo ci aiuta a comprendere meglio sia gli altri sia noi stessi. Non bisogna dimenticare, inoltre, che non tutti viaggiano per scelta. Mentre alcuni partono per turismo o per divertimento, altri sono costretti a lasciare la propria casa a causa delle guerre, della povertà o delle persecuzioni. Pensare a queste persone permette di comprendere quanto il viaggio possa assumere significati completamente diversi: può essere un’avventura, una ricerca di opportunità oppure una necessità per sopravvivere. Per questo non possiamo considerarlo soltanto un lusso o un passatempo. Ritengo, quindi, che la vera differenza non sia tra chi viaggia velocemente e chi lentamente, ma tra chi attraversa i luoghi senza prestarvi attenzione e chi è disposto a lasciarsi coinvolgere da ciò che incontra. La tecnologia ci permette di arrivare lontano, ma siamo ancora noi a decidere se quel percorso sarà soltanto uno spostamento oppure un’esperienza capace di arricchirci. In fondo, il viaggio più importante è quello che ci permette di tornare con una maggiore consapevolezza del mondo e del nostro posto al suo interno.





