Il cavalluccio rosso: quando la quotidianità napoletana diventa teatro dell’assurdo

2 Novembre 2025 Off Di Rita Terracciano

«Scusate, ma che è successo?». Tutto inizia con una semplice domanda. Ma da lì parte una delle scene più memorabili del cinema napoletano, tratta dal film “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo.

Al centro della scena c’è un uomo – interpretato da Riccardo Pazzaglia – che stringe in una mano un fazzoletto e nell’altra un cavalluccio rosso di plastica. Racconta di un tentato furto d’autoradio sventato per caso, mentre stava comprando quel giocattolo per il nipotino Geppino. Siamo nel cuore di Napoli, in un mercatino affollato degli anni Ottanta, e la storia si fa subito teatro: ogni volta che qualcuno si avvicina e chiede «che è successo?», lui ricomincia da capo, con la stessa precisione e passione.

La scena è geniale perché gioca sull’arte napoletana del racconto, sulla capacità di rendere epico anche il più banale degli episodi quotidiani. E il cavalluccio rosso, che potrebbe sembrare solo un dettaglio, diventa invece il simbolo dell’intera vicenda: un oggetto carico di significato, che trasforma il racconto in una parabola surreale. Eppure nel libro da cui è tratto il film, quel cavalluccio non c’è. C’era un pallone da football sotto il braccio dell’uomo. Ma per il film, Pazzaglia e De Crescenzo decisero di cambiare, cercando una chiave più poetica e grottesca.
Il cavalluccio rosso è infantile, ingenuo, sproporzionato, eppure potentissimo: diventa testimone muto di una scena che fa ridere, ma anche riflettere. 

Perché alla fine il racconto si chiude con una nota amara: il ladro, quello della radiolina, è un ragazzino che durante la colluttazione perde la collanina, un ricordo della madre che non c’è più e ritorna nell’auto di Pazzaglia per riprendersela. Il bene e il male si confondono, la giustizia resta sospesa, e l’unica cosa certa è che Napoli, ancora una volta, si conferma «’nu teatro antico, sempre apierto», come diceva Eduardo De Filippo. Un luogo dove anche un cavalluccio rosso può raccontare tutto.
(Fonte foto: Rete Internet)